Amorosae Spinae

Il vestito di rose di Amorosae Spinae

Amorosae Spinae

Il vestito di rose di Amorosae Spinae

Il vestito che Romina indossa per il set di Amorosae Spinae ha avuto una progettazione lunga e perigliosa ma, nulla è stato tanto difficile come realizzarlo.

Se il collo jobot in carta antica di Naufragili era fragile, il vestito di Amorosae Spinae realizzato con veri petali di rosa è davvero un esempio di caducità: fragilissimo, morente, precario. Esattamente come era giusto che fosse.

Tutti, ma proprio tutti,  i petali si rosa sono stati cuciti a mano, uno per uno, con ago e filo. Quanti sono? Li contiamo in litri: 12 litri di petali, diverse migliaia.

La scelta del petalo vero reca con sè diverse difficoltà: è fragilissimo, si lacera facilmente già solo al passare del filo e non ha alcuna possibilità di resistere allo sforzo di essere manipolato per indossare il vestito, tuttavia per questa storia i petali dovevano essere veri, cuciti a mano sull’abito, a prescindere dalla difficoltà.

I petali del vestito, sono arrivati direttamente da Gerusalemme viaggiando in un profumatissimo scatolone. Chissà in quante tappe del viaggio hanno lasciato la scia del loro profumo! Hanno viaggiato per mezzo mondo e sono arrivati in Italia meravigliosamente immutati grazie a uno speciale trattamento, come appena colti, color rosso rubino.

Erano così belli che avrei voluto iniziare subito a cucirli sul vestito per fare una foto meravigliosa e scenografica. Ma questo non era il destino di questa storia perchè non era di una rosa rigogliosa che stavamo raccontando bensì di una secca… un rovo. Il vestito andava preparato e lasciato lentamente “morire”.

C’è qualcosa di doloroso nell’iniziare a cucire una abito che ha mesi di preparazione e vederlo lentamente appassire e scolorire. Prepararlo lentamente per quasi un anno e vederlo morire ogni giorno di più, perdere di bellezza e colore. Le foglie sono state prese fresche qualche giorno prima dello shooting dal roseto sotto casa.

Lo stringivita dei primi dell’900, interamente realizzato artigianalmente con perline di vetro verde, meraviglioso, vissuto e sicuramente staccato da un vestito o da una gonna, arrivato dall’Inghilterra. Grazie, alla sconosciuta che 100 anni fa lo ha salvato.

Una curiosità: non potendo utilizzare tessuto elasticizzato che tirando avrebbe strappato i petali, lo smanicato in tessuto nudo è stato cucito addosso a Romina. E per toglierlo è stato poi tagliato via: lo vedete in foto come unico utilizzo, un fuoco di artificio, ora purtroppo non esiste più.

Occhi attenti avranno di certo notato naturalmente anche i vestiti di Gianluca. Gli abiti da uomo forse sono meno “scenici” ma questi sono davvero bellissimi.

La camicia è di fine 800. E’ una camicia tipica di fattoria, di puro lino, una camiciona larga e lunga come era usanza in quegli anni per i camicioni da lavoro, spesso venivano usate per lavorare nei campi. Tuttavia alcune famiglie le utilizzavano anche come camicie da notte. Questa bellissima camicia ha un monogramma rosso.

Il pantalone viene dall’Inghilterra, da un lotto di pantaloni vintage. Il negozio che ce li ha venduti aveva rilevato il lotto da un teatro chiuso negli anni 50. Ho scelto un pantalone italiano vintage della sartoria Attolini, in pura lana, di vero pregio. Per molti questo nome non vorrà dire molto, ma sappiate che fu Vincenzo Attolini negli anni 30 a fondare quella che sarebbe stata la sartoria del vero stile napoletano per la moda uomo luxury, rivoluzionando il rigido stile inglese e dando alla silhouette maschile una linea che fece poi storia.

Amorosae Spinae-small-©Daniele-Tedeschi-Naufragili

"...i rovi ormai erano parte di lei fino alle ossa.."